UMBERTO SABA. LA POESIA DI UNA VITA - Epilogo

| | Gorizia, 18 gennaio 57
Caro Bollea, rispondo con qualche resistenza alla sua lettera. Perché – santo cielo – come si fa a dire ad un uomo della mia età e nelle mie condizioni, che ho «la grande fortuna di non essere mai solo; perché ho sempre la compagnia del mio pensiero». Come, amico mio, non ha capito che questa è la tortura della segregazione cellulare? E cosa vuole che mi presenti il mio pensiero? Passata – oh, da molti anni! – la giovinezza e gli amori, si era formata tra la grande Lina e me una specie di simbiosi: eravamo cioè come una persona in due. Quello che ho sofferto per la sua malattia prima (tre e più anni) e, infine, per la sua morte, non è cosa facile a dirsi; le dirò solo, caro Bollea, che la sola persona che invidio al mondo è un vecchio della mia età qui ricoverato. E’ incretinito (ma cretino era sempre). |
| | | |

| | NEVE CHE CADI DALL’ALTO E NOI COPRI, COPRICI ANCORA, ALL’INFINITO. IMBIANCA LA CITTÀ CON LE CASE E CON LE CHIESE, IL PORTO CON LE NAVI; LE DISTESE DEI PRATI, I MARI AGGHIACCIA; DELLA TERRA FA – TU AUGUSTA E PUDICA – UN ASTRO SPENTO, UNA GRAN PACE DI MORTE. E CHE TALE ESSA RIMANGA UN TEMPO INTERMINATO, UN LUNGO VOLGER D’EVI. IL RISVEGLIO, PENSA IL RISVEGLIO, NOI DUE SOLI, IN TANTO SQUALLORE. IN CIELO GLI ANGELI CON LE TROMBE, IN CUORE ACUTE DILACERANTI NOSTALGIE, RIDESTI VAGHI RICORDI, E PIANGERE D’AMORE.
da Neve, Parole (1933-34) |
| | Umberto Saba muore per infarto la mattina del 25 agosto 1957 nella clinica Villa San Giusto a Gorizia, dove si era ritirato pochi giorni prima che morisse la moglie. In mano ha ancora la sua pipa. |
 |