Mario Tobino, oggi |
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Copertina della prima edizione di Le libere donne di Magliano (1953). Nel suo lavoro dedicato alla cura psichiatrica, che svolse con passione per tutta la vita, Tobino intravide una sorta di condizione a suo modo felice. Quella di una "anormalità" che riscatta, nelle sue manifestazioni meno atroci, la pesante "normalità" dei cosiddetti sani di mente. Tutto questo apparve, con grande scalpore, nel romanzo Le libere donne di Magliano che Tobino pubblicò nel 1953.
| Dopo un qualche tempo che abitavo in manicomio e frequentavo i matti per la durata del giorno e spesso in ore notturne, mi si maturò con lentezza una convinzione, e giovanilmente quasi mi parve una scoperta. Certe persone, in precisi momenti della loro vita, fino ad allora senza alcun rilievo, cominciavano a ubbidire al loro segreto perché. Grano a grano, tessera a tessera, si costruivano, formavano se stesse, si creavano una personalità, che era poi quella loro, la vera. E, quando questa era completata, la manifestavano con gioia, con orgoglio, con sicurezza, quasi un loro dovere. Notai inoltre che per innalzare con più agio la loro costellazione, mettevano da parte ogni affetto, allontanavano da se stesse quelli che sono i comuni sentimenti, la cura dei figli, la tenerezza verso la madre, lo scambio dell'amicizia. Mi parve dunque che queste persone non erano colpite all'improvviso dalla follia, ma vi arrivavano perché dettati, costretti dalla composizione della loro natura. |



