UNGARETTI. LA BIBLIOTECA DI UN NOMADE - Il porto sepolto

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UNGARETTI. LA BIBLIOTECA DI UN NOMADE

Il porto sepolto

Sono i famosi «versicoli», versi brevi o brevissimi, talora una sola parola; scanditi, sillabati, visti in quell’ottica particolare che veniva dal deserto, che sul Carso si confermava; in una situazione d’animo esaltata dalla vicenda della giornata di guerra. Ma dentro quei brevi versi - abolita la punteggiatura - e nel loro collegamento, una musica incominciava nuova a risuonare; e non era più la musica degli endecasillabi o dei novenari divenuti logori e frusti a causa della lunga imitazione precedente: potevano essere, nel legarsi loro interno, nuovi settenari e nuovi endecasillabi, ma si portavano dietro un’altra, una nuova intonazione di canto. In quel 1916, per quel Porto sepolto, nasce la nuova poesia italiana del ‘900. A quella parte "destruens" delle antiche scorie e della loro retorica, Ungaretti farà poi seguire, nel proseguimento del suo lavoro, e con la raccolta degli anni ‘20 e ‘30, II sentimento del tempo (titolo bergsoniano), una diversa parte "costruens" e l’italica tradizione riavrà il nuovo endecasillabo ed il nuovo novenario, ma saranno versi che si rimettono in contatto con la linea petrarchesca e leopardiana, saltando a pié pari l’esperienza del più provinciale e mimetico ottocento poetico (pur con i suoi grandi esempi, ma con la piaga della stanca imitazione e della stanca ispirazione). Il Porto sepolto é un diario. Tutta la sua poesia Ungaretti la vorrà riconnettere sotto il titolo generale "Vita d’un uomo". Questo diario é scritto, quasi per intero, in guerra; é datato e sono indicate le località nelle quali le poesie nascono. Occorreva, ci lascerà detto pressappoco Ungaretti, manifestarsi con urgenza, dire in fretta, dire cose diverse. Rendersi conto della situazione della guerra e dell’affratellamento possibile di tutti coloro che, provenendo da situazioni geografiche e culturali e sociali diversissime, erano accomunati in questo tragico destino. E’ — come tutto Ungaretti sarà - un canto di dolore, ma insieme d’amore e di vitalità. Bisogna offrirsi come «docili fibre dell’universo»: passano le tempeste, ed un albero si potrà ritrovare un po’ incurvato per il flagello del vento, ma ha accondisceso, s’é inchinato a quella esperienza di furia dolorosa; ed é «superstite»; riprende, subito, la vita come subito riprenderà il viaggio il «superstite lupo di mare» dopo il «naufragio» (ce lo dirà nel ‘17 nella poesia intitolata "Allegria di naufragio"). Ha passato tutta una notte, sotto i fari della esplorazione nemica, e sotto il tiro della mitraglia, sdraiato in terra, in un contatto così stretto da volere quasi entrare nelle viscere della «grande madre», avendo vicino un compagno, un soldato, un «fratello», «massacrato» dai colpi ricevuti: ebbene in quella situazione ha "scritto lettere piene d’amore. Non sono mai stato tanto attaccato alla vita.”

 

E. Prampolini, Anatomie concrete (1950 – 51)
E. Prampolini,
Anatomie concrete
(1950 – 51), olio su
tela cm 164x114

J. Fautrier, Senza titolo, 1936, Gouache
 J. Fautrier,
Senza titolo, 1936, Gouache,
cm 18x26.


G. Ungaretti, Il Porto sepolto, 1923

G. Ungaretti, Il Porto sepolto, 1923.

 

L’autografo di Popolo
L’autografo di Popolo.

 

Ungaretti ritratto da Tamburi
Ungaretti ritratto da Tamburi

 

G. Morandi, Paesaggio, 1940
G. Morandi, Paesaggio,
1940, olio su tela (Bologna,
Museo Morandi).


   L’autografo di San Martino del Carso


L’autografo di San
Martino del Carso
.



 G. Ungaretti, Allegria di naufragi, 1919

G. Ungaretti, Allegria di naufragi, 1919.