UNGARETTI. LA BIBLIOTECA DI UN NOMADE - Il sentimento del tempo

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UNGARETTI. LA BIBLIOTECA DI UN NOMADE

Il sentimento del tempo

II sentimento del tempo si identifica con temi fondamentali: il nuovo paesaggio entro il quale il canto s’immerge: la campagna laziale, prima, Roma poi ed i problemi meditativi sul Barocco che porta con sé; la pienezza della vita matura nel matrimonio, nei figli e nell’amore, la conversione alla religione cattolica che si determinerà nel ‘28, a Subiaco, durante le cerimonie della Settimana Santa, e che sarà annunciata al mondo della poesia con la "Pietà", una lunga composizione di straordinaria importanza.
Venendo a Roma, viaggiando nei suoi dintorni, vivendo, come gli accadrà, a Manno sui Colli, ecco che boschi, campagna, alberi, laghi, fontane, prendono davanti ai suoi occhi il posto che nell’"Allegria" ebbero il ricordo del deserto e la presenza del pietrame del Carso. Villa Adriana a Tivoli, il bosco che Corot aveva tante volte dipinto, i ruderi antichi dei teatri romani, mettono Ungaretti direttamente in comunicazione con il mito e con l’antichità: in quei boschi ci furono ninfe e fauni, Pan aveva suonato il suo zufolo nelle ore meridiane: tutto s’arricchiva stupendamente di significato storico e civile. Prende, via via, maggior confidenza con Roma, eccogli davanti agli occhi la stratificazione delle epoche storiche, appunto, la Roma archeologica, e la Roma medioevale, e quella rinascimentale, fino al trionfo ed al tripudio (ed alla malinconia) della Roma barocca. L’artista che più d’ogni altro colpisce Ungaretti a Roma sarà Michelangelo, ed attraverso Michelangelo, continua si farà in Ungaretti (anche in saggi e pagine scritte) la meditazione sul barocco, sull’orrore del vuoto, sul significato, insieme, di decadenza e di ricominciamento di quel grande secolo che Michelangelo, specie nelle sue ultime "Pietà", aveva splendidamente annunciato.
Ungaretti ha quarant’anni; é felicemente sposato da dieci anni; é padre; sperimenta la quiete e l’ampiezza di godimento della facoltà d’amore; la pienezza dell’appagamento dei sensi, é verso il culmine l’ascesa della sua vita.
Quello che nasce dal suo petto non é più un grido lacerante, o una invocazione, o un trepido messaggio trasmesso febbrilmente nella paura che il tempo sopravanzasse e, sull’orlo dell’abisso e della crisi non ti dovesse più concedere il tempo di fermare la tua parola ed il tuo gesto: é un canto aperto, limpido, tornito, lucente, di solenne, antica e nuova musicalità. Eccoci dunque alla "pars costruens": quei «versicoli» legati da una segreta metrica interna dell’Allegria, si mutano in novenari ed endecasillabi di canto nuovo, in niente imitativi di precedenti più o meno vicini; ma direttamente ricollegati alla esperienza petrarchesca e leopardiana.
Scriverà Ungaretti in proposito: «Non cercavo il verso di Jacopone o quello di Dante, o quello del Cavalcanti, o quello del Leopardi: cercavo in loro il canto. Non era l’endecasillabo del tale, non era il novenario, non il settenario del tale altro, era il canto italiano, era il canto della lingua italiana che cercavo nella sua costanza attraverso i secoli, attraverso voci così numerose e così diverse di timbro e così gelose della propria novità e così singolari nell’esprimere pensieri e sentimenti; era il battito del mio cuore che volevo sentire in armonia con il battito del cuore dei miei maggiori di una terra disperatamente amata».

F. Gentilini, Ponte Sant’Angelo, 1949

F. Gentilini, Ponte Sant’Angelo, 1949, olio su tela, cm 100x120.


     R. Guttuso, Cranio d’ariete, (1938)

    R. Guttuso, Cranio d’ariete,
     (1938), olio su carta
     intelata, cm 45x60

O. Tamburi, Colosseo, 1932, inchiostro su carta (collezione privata)

O. Tamburi, Colosseo, 1932, inchiostro su carta (collezione privata).

F. Clerici, Ritratto di Ungaretti, 1949, matita su carta (collezione privata)


F. Clerici, Ritratto di Ungaretti, 1949, matita su carta(collezione privata).

     G. Ungaretti, Sentimento del tempo, 1936

G. Ungaretti,
Sentimento del tempo,
1936

 

 

Scipione, Polipo, 1929
 Scipione, Polipo, 1929, olio
su tavola, cm 60x71.