LA COSCIENZA DI SVEVO |
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Edgardo Sambo Cappelletti, I tre modelli, 1929. Olio su tela. Trieste, Civico Museo Pasquale Revoltella. Carlo Sbisa, Venere della scaletta, 1928. Olio su tela. Trieste, Civico Museo Pasquale Revoltella.
Umberto Veruda, Ritratto di Livia Veneziani, 1902 ca.. Olio su tavola. Trieste, Collezione privata |
La corrente del realismo ha in Umberto Veruda (1868-1904) uno dei suoi più originali interpreti a Trieste. Come la maggior parte dei suoi conterranei, compie gli studi a Monaco e a Parigi e, ancora giovanissimo, ottiene a Roma un grande successo con Sii onesta nel 1890. A quest' anno risale l' inizio della lunga e profonda amicizia con Italo Svevo. I dipinti di Veruda attestano una forte capacità di sintesi e di presa diretta sulla realtà, mediante i colori accesi, la linea incisiva e la pennellata lunga e flessuosa. Nell' ambito del realismo opera anche Arturo Fittke (1873-1910) in un' accezione più vicina a quella del pittore tedesco Liebermann, dimostrando una particolare sensibilità luministica e grafica. Trieste, crocevia della cultura secessionistica tedesca ed austriaca, offre un fertile humus alle poetiche di artisti quali Vito Timmel (1886-1949) e Cesare Sofianopulo (1889-1968). Il primo è un originale interprete di inquietanti tematiche simbolistiche, incentrate sulla donna "magnifica ossessione", il secondo preferisce il genere del ritratto, "simbolo di un' anima", e di autoritratti ideati con un inedito senso del fantastico e del grottesco. Nella "coscienza inquieta" di Trieste, il Novecento assume anche una diversa dimensione, rispetto alle altre aree culturali italiane, nelle volumetriche di Edgardo Sambo (1882-1966), modellate con sapiente tonalismo. La riscoperta dei "valori plastici" della tradizione raggiunge esiti originali nel pittore, amico di Svevo, Carlo Sbisà (1899-1964) le cui opere si caratterizzano per il gusto della linea incisa ed espressionista, derivata dall'insegnamento di Schiele. |








