| | Due sono le categorie iconografiche nelle quali leggere la funzione storico-documentaria della fotografia archeologica: una è quella delle fotografie che possono essere definite turistiche, cioè eseguite per il pubblico dei viaggiatori e dei visitatori che percorreva l'Italia tra il 1840 e il 1930, prima che il turismo di massa cominciasse a manifestare la propria esistenza e a essere organizzato; l'altra è quella a carattere esclusivamente scientifico, costituita dalle riprese fotografiche eseguite per documentare, a uso degli archeologi, i lavori di scavo, di rinvenimento di opere antiche, di restauro, di ripristino di materiali archeologici, di monumenti o luoghi monumentali dell'antichità. La raccolta riprodotta contiene molte immagini che nacquero per amore del paesaggio, per la suggestione del luogo monumentale o del monumento, per il folclore che tutto questo esprimeva nella presenza di elementi caratteristici del tempo che potremmo definire demoetnoantropologici. E’ vero che la fotografia archeologica, come la fotografia in genere, non sempre presenta tutti i dettagli possibili di un monumento, né i fotografi che operavano per il mercato turistico si sottraevano al punto o ai punti di vista maggiormente stereotipi del manufatto antico o comunque più suggestivi o pur sempre legati al valore del souvenir. Nonostante questo limite, ora più ora meno accentuato, la fotografia antica archeologica resta, perché senz'altra alternativa, l'unica realtà esistente di una memoria visibile del monumento. | |