L’ironia è quella modalità retorica del discorso attraverso la quale, mentre si afferma qualcosa, si fa intendere il contrario, o comunque si insinua in chi ascolta il dubbio che ciò che si dice non sia del tutto vero. I Promessi Sposi sono pienamente collocati in una dimensione “ironica”, che si manifesta in vario grado. C’è un’ironia più semplice e di facile comprensione per il lettore, che la coglie nel tono spesso scherzoso e bonario del narratore. Un esempio (fra i numerosissimi) di questa ironia più evidente lo incontriamo ad apertura di romanzo (cap. I), quando si dice che i soldati della guarnigione spagnola “insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese” e “accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito” (dove le frasi indicano, all’opposto, la violenza esercitata sugli abitanti del borgo). Un’ironia più complessa investe le istituzioni, i costumi, la cultura del Seicento, il secolo che costituisce lo sfondo storico del romanzo. Viene presa di mira l’irrazionalità della legislazione e l’incapacità dei governi di far rispettare norme e divieti, come avviene per le “gride” lette dal dr. Azzecca-garbugli (cap. III). Viene ridicolizzato il codice cavalleresco, già anacronistico in quei decenni del XVII secolo: è il caso del litigio su chi avesse la precedenza nel passare, che genera il duello fra Lodovico (il futuro Padre Cristoforo) e il nobile arrogante (cap. IV). Viene irrisa, sempre con un’ironia nutrita di cultura illuministica e di meditazione filosofico-religiosa, la falsa “scienza” degli intellettuali e letterati secentisti: Don Ferrante crede che la peste sia dovuta all’astrologia e non prende precauzioni contro il contagio (cap. XXXVII). L’ironia può divenire indignazione e aspra polemica ideologica contro la superstizione popolare e la malafede dei giudici che condannarono gli “untori” nel 1630 (capp. XXXI-XXXII). Ma un ruolo importante gioca nella struttura del romanzo l’autoironia dell’autore, che assai spesso allude al proprio romanzo, alla propria opera di narratore e di creatore di storie e invita il lettore a non prendere troppo sul serio ciò che egli gli sta raccontando.