Edizioni antiche della Biblioteca S. Maria Occorrevole di Piedimonte Matese

L. Beyerlinck, Magnum theatrum vitæ humanæ, hoc est, rerum diuinarum…, vol. 6. Lione, 1678
Teresa de Jesus, Opere spirituali della S.M. Teresa di Giesu fondatrice delle monache e frati carmelitani scalzi…, vol. 1. Roma, 1641
A. Lupis, Il chiaro scuro di pittura morale abbozzato. Venezia, 1679
J. B. Saint-Jure, Vita del sig. de Renti scritta in lingua francese… Todi, 1678

Per il progetto intitolato Catalogazione e digitalizzazione delle Cinquecentine e Seicentine della Biblioteca francescana di S. Maria Occorrevole sono stati scelti per la digitalizzazione duecentocinquantuno volumi rari, perché ad esempio andati all'indice dell'Inquisizione ma conservati nella piccola biblioteca conventuale, o aventi particolare pregio e importanza storica perché legati alla fondazione stessa dell'istituzione religiosa francescana. Sono testi di ascetica e teologia spirituale, secondo quanto prevedeva la rigida regola francescana. Presso il convento fu creata una Scuola di Spiritualità (“Disciplina et istituzione regolare per l’informazione e la formazione dell’uomo esteriore”), riconosciuta con bolla papale nel 1679. La presenza di frati che si distinguevano per cultura e prestigio, tuttavia, dotò nel tempo la biblioteca di testi di varia tematica e di notevole valore. La scelta dei volumi vuole riflettere questa ricchezza di contenuti.
Tra gli esemplari del Cinquecento va menzionato il Malleus maleficarum, nato a seguito della bolla Summis desiderantes affectibus del 1484 emanata da Innocenzo VIII. Il Malleus è stato, fino al 1650, il manuale inquisitoriale della caccia alle streghe a maggiore diffusione.
Tra gli esemplari del Seicento si inseriscono i voll. riguardanti la storia della Corona di Spagna con dedica manoscritta ai Frati direttamente per mano del sovrano spagnolo Leopoldo I. Particolarmente interessante è l'Epulario il quale tratta il modo di cucinare ogni carne, uccelli e pesci d'ogni sorte, volume significativo che riporta le pietanze tradizionali napoletane e regionali, ponendosi come testimonianza identitaria della cultura culinaria campana.