L’ode, composta da nove strofe di endecasillabi e settenari, uno dei testi più celebri della poesia politica del triennio, fu stampata per la prima volta a Bologna nel maggio del 1797 e poi rivista e ripubblicata, dopo numerose ristampe, a Genova, nel novembre del1799, quando Foscolo si trovava nell’ultima roccaforte italiana della libertà repubblicana dopo l’intervento armato degli austro-russi. La scelta di un genere poetico aulico come l’ode, che si ricollegava al modello di Parini, rivela un progetto ambizioso, in cui una riflessione politica articolata si traduce in un linguaggio di grande effetto, teso a costituire, come tutta la poesia di questo periodo, un immaginario patriottico ed eroico nel quale i rivoluzionari italiani si potevano riconoscere. Nell’esordio Foscolo si rivolge alla libertà, divinità feroce, assente dall’Italia dal tempo dei Romani, soggiogata dai tiranni e dal Papato, e pronta a tornare grazie a Bonaparte, l’“eroe”, il “liberator”, il “duce” mai citato direttamente, ma vero protagonista del testo, anche se non oggetto di un elogio servile. Nel rivolgersi, con toni anche aspri e minacciosi, all’Italia e agli Italiani, Foscolo si propone nel ruolo di poeta-vate, infiammato di “Libero genio e ardor santo del vero” e esprime l’auspicio di una riscossa che, avvalendosi degli esempi della storia, possa riportare la nazione alle glorie del passato.
La ristampa di Genova era preceduta da una Dedicatoria a Bonaparte, scritta subito dopo il 18 brumaio, in cui l’ammirazione per il generale francese convive con un monito minaccioso al despota che deve porsi al servizio della nazione italiana e farsi perdonare l’insulto del trattato di Campoformio. La rivendicazione risulta fondata su una prospettiva patriottica poco realistica; lo scrittore interpreta le aspirazioni indipendentiste ed unitarie delle frange più democratiche del movimento repubblicano italiano appellandosi a un astratto e puramente utopistico spirito libertario di Bonaparte, al quale si chiede di favorire la nascita di una Repubblica in Italia. Lo scritto suscitò l’ostilità delle autorità francesi nei confronti del poeta.