Foscolo compose almeno tre importanti contributi sul Boccaccio nel corso del periodo inglese: dedicò un ampio spazio allo scrittore nelle Epoche della lingua italiana; scrisse l’introduzione all’edizione del Decameron pubblicata dall’editore Pickering nel 1825, intitolata Dicorso storico sul testo del Decameron e, infine, compose l’articolo Boccaccio per il “London Magazine” nel 1826. Egli si avvicinò allo studio del Decameron sollecitato soprattutto da un interesse di natura linguistica, soffermandosi sul problema della lingua italiana nel suo complesso. In polemica con i puristi cruscanti, Foscolo si dissociava da coloro che consideravano la prosa di Boccaccio il modello assoluto per l’italiano, riconoscendo invece la dimensione storica della lingua che sfugge a criteri normativi di classificazione. All’italiano letterario sarebbe subentrato l’italiano parlato nel momento in cui le condizioni della nazione lo avessero permesso; a quel punto il discorso teorico sui modelli sarebbe stato superfluo, di fronte alla naturale evoluzione storica e sociale della lingua.
L’autore, pur dedicando diversi scritti al Boccaccio, non manifestò mai un interesse specifico per il genere novellistico e per il comico, una modalità poco congeniale alla sua personalità poetica, nonostante i numerosi scritti parodico-autobiografici, pubblicati generalmente sotto lo pseudonimo didimeo.