Notizia attorno a Didimo Chierico
La Notizia attorno a Didimo Chierico fu composta probabilmente poco prima della stampa del Viaggio sentimentale di Yorik lungo la Francia e l’Italia, di cui Didimo figura come traduttore; l’idea però di costruire uno schermo tra l’autore e la traduzione risale al 1805, quando Foscolo cominciò a tradurre l’opera di Sterne. La Notizia è divisa in quindici brevi capitoli che forniscono indicazioni sparse e frammentarie sull’aspetto fisico e sulla personalità del traduttore. Didimo è un personaggio spesso incoerente che si comporta in modo eccentrico e originale: ama la libertà e ammira Don Chisciotte; ha uno spirito sapiente, ma è dotato anche di un buon senso comune e demistificatore, che lo porta a contemplare con distacco ironico le vicende dell’esistenza umana. Scrittore e letterato, egli rivela una cultura assai estesa che comprende, oltre agli scrittori classici, Dante, Shakespeare, Tasso. Didimo riproduce esplicitamente atteggiamenti foscoliani: frequenta i salotti e soprattutto le donne perché hanno un’indole naturale più incline alla compassione e al pudore; è ospitale e cordiale, ostile a pettegolezzi e maldicenze; disprezza la ricchezza e ogni tipo di adulazione esteriore e seleziona con cura i suoi interlocutori. Il suo amore per la patria è un sentimento puro e assoluto che rifiuta ogni compromesso; le sue passioni non sono spente ma solo controllate e filtrate; rispetto a Jacopo Ortis, l’altra maschera foscoliana, è più maturo e consapevole, distaccato ma non immune dalle passioni della vita.
Egli appare quindi come un Ortis «più disingannato che rinsavito», che non ha cioè rinunciato alle illusioni pur essendo scettico sulle possibilità di affermarle nel presente; e mentre Jacopo, coerente con la sua indole e le sue scelte, approdava al suicidio, Didimo mira realisticamente, seppure senza troppe illusioni, all'affermazione di una virtù individuale che cerca di imporsi non con l'azione (considerata impossibile in questo momento), ma con la ragione e l'equilibrio.
Didimo figura come autore, negli anni dell’esilio, anche dell’Ipercalisse

