Di una giovanile tragedia dedicata a Edipo, Foscolo aveva fatto menzione nel Piano di studi del 1796, sotto la voce Tragedie: “Edippo = recitabile ma da non istamparsi”; il testo si supponeva fosse andato perduto, assieme a gran parte della produzione giovanile di Foscolo. Allo stesso tema era dedicato anche un abbozzo in prosa per una tragedia, risalente a anni più tardi (probabilmente 1811-12), conservato alla Biblioteca Labronica di Livorno.
La questione è stata riaperta in anni recenti (nel 1978) quando è stato attribuito a Foscolo, da Mario Scotti, un manoscritto che porta il titolo Edippo tragedia di Wigberto Rivalta. Il manoscritto, che si trova a Roma nell’archivio della “Civiltà cattolica”, è conservato tra alcuni documenti appartenuti a Silvio Pellico, al quale sarebbe giunto nel 1815 quando Foscolo, al momento di partire in tutta fretta da Milano, aveva diviso le sue carte tra gli amici più cari. L’attribuzione del testo a Foscolo si basa anche, secondo Scotti, su riscontri testuali e strutturali che renderebbero plausibile un accostamento al Tieste, al quale lo accomuna anche la ripresa di modalità alfieriane: rispetto all’Edipo a Colono di Sofocle, i personaggi sono ridotti a cinque, in ottemperanza all’ideale di stringatezza teorizzato da Alfieri; inoltre ci sono evidenti riprese da tragedie alfieriane come il Polinice e l’ Antigone.
L’attribuzione del testo a Foscolo non ha comunque convinto tutti gli studiosi e il discorso sul corpus delle tragedie dello scrittore rimane aperto.