Il carteggio col Fauriel
Fra Manzoni e Fauriel intercorse, a partire dal 1806, un fitto carteggio. Di esso rimangono attualmente 102 lettere, delle quali 89 scritte dal Manzoni e 23 dal Fauriel. Molte missive di Fauriel non furono conservate dal Manzoni, che anzi, in un giorno malinconico della sua vita, distrusse alcune lettere dell’antico amico insieme a scritti giovanili. Quest’ultimo episodio, oltre a illuminare un aspetto del complicato carattere manzoniano, è forse da collegare anche alla fase finale del rapporto d’amicizia col Fauriel: una fase colorata di mistero, nella quale lo scambio epistolare si diradò dal 1827 e poi si estinse pressoché totalmente dal 1840. Il carteggio si fa più frequente negli anni in cui più intensa è la riflessione estetica e letteraria e più fervida la produzione creativa del Manzoni. Il Fauriel era l’interlocutore più importante, insieme ad alcuni degli amici milanesi, di uno scrittore che ricercava, anche nel contesto culturale europeo, nuove forme e nuovi generi per la propria espressione letteraria. Fra le lettere più significative vanno annoverate senz’altro quelle che accompagnano tutto l’itinerario progettuale e poi operativo dei Promessi Sposi. Proprio in una lettera al Fauriel, del 29 gennaio 1821, troviamo il primo documento della mutata opinione del Manzoni intorno al romanzo, un genere che nella Lettre allo Chauvet (scritta in bozza a Parigi e lasciata per le correzioni al Fauriel) veniva giudicato menzognero, in quanto incapace di rappresentare la verità storica. Nella lettera egli informa l’amico francese delle novità letterarie dell’ambiente romantico milanese, e in particolare si sofferma sul poema d’argomento storico (le Crociate) a cui stava lavorando Tommaso Grossi. L’intento del Grossi, innovativo per l’Italia, era simile a quella di Walter Scott, autore dell’Ivanhoe: “dipingere un’epoca per il tramite di una favola di propria invenzione”. Manzoni dichiara di condividere quell’intento e aggiunge una frase che esprime la sua nuova poetica del romanzo storico: “Riunire i tratti caratteristici di un’epoca della società e svilupparli in un’azione, trarre profitto dalla Storia senza mettersi in concorrenza con essa […]: ecco quel che mi pare ancora concesso alla poesia”.

Lettera del Manzoni al Fauriel del 7 marzo 1808, in Annali Manzoniani, n. s., II, 1994, p. 96.

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