titolo Ludovico Ariosto

La corte estense

Nel momento in cui il Tasso giungeva a Ferrara per prendere servizio presso il cardinale Luigi d’Este la città preparava celebrazioni e feste per le seconde nozze di Alfonso, quelle che lo avrebbero legato a Barbara d’Austria. Lo scenario affascinante di una città elegante si imprime nell’immaginazione del Tasso (se ne sarebbe ricordato in una pagina più tarda dei Dialoghi) ed in certa misura sigla tutta la prima stagione ferrarese del poeta. Entro un contesto culturalmente vivace (ricostruito in A. Solerti, Ferrara e la corte estense nella seconda metà del secolo XVI, Città di Castello, Lapi, 1891), ove alla tradizione narrativa di ascendenza ariostesca si era accostata giusto negli anni contigui al Tasso una tradizione di favole pastorali, e dove trovavano posto letterati quali Pigna e Guarini, Antonio Montecatini e Annibale Romei, il Tasso si mise in luce avendo come dorsale maggiore l’elaborazione del Goffredo, ma nel frattempo svariando su tutta una serie di prove d’occasione dall’impatto più immediato: così le lezioni e i discorsi nell’Accademia ferrarese, così le rime intese a celebrare i diversi momenti della vita di corte, così l’organizzazione degli spettacoli, fino al vertice costituito dalla rappresentazione dell’Aminta. Il clima sereno alluso in alcuni brani della pastorale poteva sussistere a prezzo di tacere fattori di crisi epocali e puntuali: da un canto il ridursi del respiro e delle possibilità per una corte italiana, d’altra parte la questione della successione estense che, con la minaccia della sterilità del duca, condizionò tutto l’ultimo terzo del secolo a Ferrara.


La fede battesimale dell’Ariosto, da M. Catalano, Vita di Ludovico Ariosto ricostruita su nuovi documenti, vol. I, Genève, L. Olschki, 1930-1931, p. 39

Ignazio Danti, Ferrara, Città del Vaticano, Galleria delle carte geografiche

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