titolo Ludovico Ariosto

Lo scontro con Alfonso de Valdés

Il 6 maggio del 1527 la politica filofrancese della curia romana, conseguente alla Lega di Cognac, giunge a un tragico epilogo. Le truppe imperiali di stanza in Italia, infatti, penetrate in Roma ne iniziano il barbaro saccheggio e la brutale depredazione, assediando il pontefice che, per difendersi, viene costretto a chiudersi in Castel Sant’Angelo.

A Madrid Castiglione, in qualità di nunzio apostolico, chiede e ottiene che tutto il clero spagnolo, in segno di lutto, sospenda gli uffici religiosi e si rechi in processione presso Carlo V, per invocare la liberazione del papa. Il 20 agosto Clemente VII indirizza però a Baldassarre una lettera di duro e severo rimprovero, con l’imputazione di non aver saputo prevedere i tragici eventi, attraverso le conversazioni con l’imperatore e con gli uomini della sua corte, e, quindi, di non aver informato per tempo il papa. A questo atto di accusa, che gli attribuisce una bruciante sconfitta sul terreno a lui più caro della diplomazia, Castiglione risponde il 10 dicembre, in maniera filiale ma dignitosa e fiera: ribadendo le proprie convinzioni politiche, dimostrando la fedeltà e la lealtà della sua condotta, ed elencando le cause specifiche che hanno reso possibile la devastazione di Roma.

Di lì a poco, nella primavera del 1528, viene però a conoscenza del fatto che il segretario personale di Carlo V, Alfonso de Valdés, ha scritto un Dialogo de las cosas occuridas en Roma, in cui l’increscioso saccheggio viene legittimato come frutto del giudizio di Dio, come provvidenziale punizione delle colpe del papa e della Chiesa di Roma. Castiglione intuisce che i consiglieri dell’imperatore si muovono ormai al di fuori del controllo di Carlo V, per forzare la situazione a svantaggio della curia romana e per fomentare una definitiva rottura, e dunque diffida espressamente Valdés dal divulgare a stampa simile opera. Quindi denuncia all’imperatore i gravissimi e pericolosi errori, teologici e politici, presenti nel testo, che, comunque, circola manoscritto e riscuote successo negli ambienti spagnoli.

A settembre, per chiudere la questione, scrive una acuminata e temeraria epistola di confutazione delle idee del Valdés, definendone l’inconsistenza sia sul piano dottrinale che a livello diplomatico.


La fede battesimale dell’Ariosto, da M. Catalano, Vita di Ludovico Ariosto ricostruita su nuovi documenti, vol. I, Genève, L. Olschki, 1930-1931, p. 39

Daniel Hopfer, Lanzichenecchi in parata, incisione

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