titolo Ludovico Ariosto

La sepoltura nella tomba mantovana

Morto Baldassarre l’8 febbraio, il 27 aprile 1529 Clemente VII indirizza alla madre Aloisia Castiglione due accorati brevi di condoglianza e conforto spirituale, in cui dichiara di assumere sotto la propria protezione i tre figlioletti dell’estinto, facendo dono di una cospicua somma per la loro educazione.

Nel giugno dell’anno seguente, per desiderio di Aloisia e in base alle disposizioni testamentarie predisposte nel 1523 dallo stesso Castiglione, la salma del nunzio viene trasferita in Italia. Accolta a Mantova con grandi onoranze e larghi tributi di affetto, viene tumulata nel santuario di S. Maria delle Grazie, fuori città, accanto alla moglie, nella tomba eseguita da Giulio Romano e sormontata dall’immagine di Cristo trionfante.

Pietro Bembo, che l’amico Baldassarre aveva designato per tale ufficio, detta l’epitaffio che tuttora si legge. Il testo, con chiara e insieme severa eleganza umanistica, fornisce una sintesi della vita del defunto, declinando i quattro tratti essenziali della sua personalità: la vasta cultura letteraria e la perizia artistica, nonché la perfetta padronanza del greco e del latino; le missioni diplomatiche svolte sulla scena italiana ed europea; i titoli onorifici conseguiti; la composizione del Libro del Cortegiano, ossia, nelle parole del medesimo Bembo, “quatuor libri de instituendis regis familiaribus” (= quattro libri sulla formazione dei famigliari del re), con una dicitura che, espressamente, equipara l’opera, sigillandone la grandezza e l’importanza, alle grandi trattazioni etiche e pedagogiche dell’età classica e umanistica.


La fede battesimale dell’Ariosto, da M. Catalano, Vita di Ludovico Ariosto ricostruita su nuovi documenti, vol. I, Genève, L. Olschki, 1930-1931, p. 39

L’interno del Santuario di S. Maria delle Grazie, presso Mantova

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