Le principesse d’Este
Dopo che doppie nozze francesi (prima con il duca di Guisa, poi con il duca di Nemours) avevano spostato in Francia Anna d’Este, primogenita di Ercole e Renata di Francia, rimasero a Ferrara, accanto ad Alfonso II le altre due principesse estensi, Lucrezia (1535) e Leonora (1537). Lucrezia venne destinata alle nozze con Francesco Maria della Rovere, futuro duca d’Urbino e già amico del Tasso negli anni della fanciullezza, di molto più giovane di lei: il matrimonio, dopo lunghe trattative, venne in effetti celebrato nel 1570. Leonora invece, dopo aver sfiorato un paio di sistemazioni nuziali di pregio, rimase stabile a Ferrara, vicina al fratello cardinale Luigi. Appena arrivato alla corte estense, attraverso tutta una serie di occasioni pubbliche, e attraverso la stessa composizione del poema i cui canti venivano letti in sedute private, il Tasso conquistò una viva dimestichezza con le due principesse e soprattutto con Leonora che, già in occasione delle Rime degli Eterei, definiva «sua singularissima padrona e protettrice». Da qui, da questo legame di amicizia e protezione che consentì probabilmente una traslazione più facile dalla corte del cardinale al servizio del duca, ha avuto origine la leggenda, inaugurata dal Manso e di larga fortuna a dispetto degli scarsi appoggi documentari, di un amore che avrebbe legato il poeta alla più matura Leonora e che avrebbe prodotto la stessa reclusione a Sant’Anna. Fuori da questa mitizzazione, rimangono le rime che il Tasso dedicò a Leonora e a Lucrezia nel corso degli anni ferraresi e poi ancora nel primo frangente della prigionia (in particolare la canzone O figlie di Renata, Rime, 667), nella speranza, andata delusa, che le principesse potessero guadagnargli la libertà.

Domenico Morelli, Tasso ed Eleonora d’Este, Roma, Galleria Nazionale d’arte moderna

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