Fin dai primi tempi del soggiorno veneziano, Foscolo manifesta una precoce vocazione poetica, testimoniata da un continuo esercizio scrittorio e dal Piano di studi del 1796, che registra letture e progetti dell’autore appena diciottenne. Già nella prima lettera conservata nell’Epistolario foscoliano, scritta il 29 ottobre 1794 all’amico bresciano Gaetano Fornasini (Ep. I, pp. 3-5), lo scrittore alludeva a delle “canzonette” inviate in precedenza all’amico e lo invitava a leggere e a correggere “due odi e un sonettuccio”. E’ probabile che anche negli anni precedenti Foscolo abbia scritto poesie che sono andate perdute, così come la maggior parte dei componimenti giovanili, considerati un semplice apprendistato, anche linguistico, e destinati dall’autore stesso alla distruzione. Di argomento quasi esclusivamente amoroso è la prima raccolta di poesie che si può attribuire a Foscolo, i Versi dell’adolescenza del 1794 (EN II, 237-251). Un’altra piccola raccolta di versi, del 1796, comprende componimenti offerti alla madre, sette anni dopo la morte del padre, di argomento funebre e familiare. Altri componimenti di tema e metro diverso, raccolti sotto il titolo di Versi giovanili (EN II, 285-341) furono scritti tra il 1795 e il1799; di particolare interesse sono i versi politici che documentano le fasi dell’adesione di Foscolo agli ideali rivoluzionari.
La notorietà per il giovanissimo poeta arrivò con la tragedia Tieste, di ispirazione alfieriana, rappresentata a Venezia il 4 gennaio 1797, alla quale Foscolo, nel Saggio sulla letteratura contemporanea del 1818, fa risalire l’esordio della sua carriera letteraria: “Iniziò la sua carriera un anno prima della caduta della Repubblica Veneziana con una tragedia intitolata Tieste”. Di un’altra tragedia scritta in questi anni e attestata dal Piano di studi, Edippo, è stato trovato recentemente, tra le carte di Silvio Pellico, un abbozzo che è stato attribuito, con argomenti persuasivi, allo stesso Foscolo.