PAVIA

Pavia, della quale nel 1355 l'imperatore Carlo IV aveva nominato vicario il marchese di Monferrato Giovanni Paleologo, era oggetto delle mire espansionistiche dei Visconti, che la strinsero d'assedio nel 1358. Per stroncarne la resistenza Petrarca scrisse due lettere (una sola delle quali inclusa nell'epistolario, la Familiares XIX 18, l'altra essendo stata composta a nome di Bernabò Visconti) con le quali invitava il governatore della città, il monaco agostiniano Jacopo Bussolari, a non voler infliggere ulteriori sofferenze al suo popolo. L'episodio fa luce sul ruolo a volte sgradevole giocato da Petrarca al tavolo della politica, piegando le proprie capacità dialettiche a favorire gli interessi dei protettori.
Pavia, arresasi nel 1359, diventò una delle residenze preferite di Galeazzo Visconti. Qui egli ospitò Petrarca in numerose occasioni della durata di qualche mese, ogni anno dal 1363 al 1369 (con l'eccezione del 1364): dimostrazione che la fine del suo soggiorno a Milano non aveva comportato una rottura con i Visconti. Del resto a Petrarca la città piaceva, e ne diede una bella descrizione in una lettera a Giovanni Boccaccio (Seniles V 1). A Pavia dimorarono per qualche tempo anche la figlia Francesca e il marito Francescuolo da Brossano; e qui, nel 1368, Petrarca compose per il loro figlioletto Francesco un epitaffio che venne inciso sulla tomba del bambino, nella chiesa di S. Zeno.

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