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Percorso tematico > I modelli moderni > Petrarca
Petrarca
La presenza di Petrarca in Ariosto va ricondotta alla progressiva adesione di Ludovico alla codificazione linguistica di Pietro Bembo, intensificatasi nella terza redazione del Furioso del 1532. Ariosto si pone tuttavia con duplice attitudine rispetto a questo modello moderno: da una parte Petrarca garantisce la regolarità e la totale decifrabilità del suo linguaggio poetico, dall’altra consente di operare lo ‘scarto’ rispetto alla ‘norma’ entro la quale in ogni caso si muove l’Ariosto, nelle maglie larghe del petrarchismo. Come nel caso di Dante, anche Petrarca svolge una funzione di mediazione dei modelli classici: ad esempio Furioso XVI 3, 5-6: ‘Vorria il miser fuggire; e come cervo / ferito, ovunque va, porta la freccia’ rinvia a Virgilio, Eneide, IV, 69-73: ‘qualis coniecta cerva sagitta […] haeret lateri letalis harundo’ attraverso la mediazione di Petrarca, Rerum Vulgarium Fragmenta, CCIX 9-11: ‘E qual cervo ferito di saetta / col ferro avvelenato dentr’al fianco / fugge’. Mentre però il modello dantesco funziona come fonte linguistica nuova per la riformulazione di immagini o stilemi classici, il modello di Petrarca agisce soprattutto sul piano del significante (ritmo e sul suono delle parole) e sul piano sintattico per quanto concerne il cosiddetto ‘ritardo sintattico’, visto il grande impiego ariostesco della prolessi della subordinazione. La mediazione di modelli operata da Petrarca è anche una mediazione concettuale tra l’orizzonte lirico-introspettivo del Canzoniere e il linguaggio narrativo della cavalleria, che trova una sua possibile sintesi nell’inquietudine dei cavalieri.
 
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