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percorso biografico   Home Page > Percorso biografico > 1810-1821 > Le polemiche romantiche


Le polemiche romantiche

fotografia Nel luglio del 1816 sulle pagine della Biblioteca Italiana, la rivista letteraria milanese diretta da Giuseppe Acerbi e di tendenza filoaustriaca e conservatrice, viene pubblicato un articolo di M.me De Staël (1766-1817) nella quale la scrittrice francese invitava i letterati italiani a tradurre dalle letterature europee moderne e a non rimanere fossilizzati sulla propria tradizione, che era sì, una tradizione nobile, ma che doveva rinnovarsi nei contenuti e nel linguaggio. L’invito era in generale un incoraggiamento a guardare alle grandi trasformazioni della cultura e della società verificatesi fra Sette e Ottocento con l’avvento del Romanticismo, che la celebre baronessa aveva contribuito a diffondere, dal Nord in cui era nato (Germania e Inghilterra), nell’Europa meridionale e anche in Italia. L’articolo suscitò subito un fiorire di polemiche. Il fronte classicista diede risposte moderate e ragionevoli, ma mostrò anche atteggiamenti retrivi e offensivi. Il fronte romantico produsse invece degli scritti-manifesto di notevole valore, ad opera di intellettuali come Ludovico di Breme, Pietro Borsieri, Giovanni Berchet (tutti e tre animatori, poi, del Conciliatore). Manzoni non partecipò in prima persona al dibattito pubblico, ma scrisse un testo poetico, L’ira di Apollo, in cui dipingeva un Apollo irritato per le idee romantiche, che escludevano la mitologia dall’invenzione poetica.  Manzoni avrebbe poi più distesamente parlato contro l’uso classicistico della mitologia nella lettera al D’Azeglio sul Romanticismo, e avrebbe poi messo in burla il ricorso ai miti e alle “favole antiche” (così amate invece da Leopardi) nel suo romanzo. Uno “scherzo di conversazione”, scritto a due mani con Ermes Visconti, fu (nel 1817) la parodia del canto XVI della Gerusalemme Liberata del Tasso, dove si prendevano in giro certe forme enfatiche ed esasperate della poesia amorosa che dalla tradizione classicistica erano passate al melodramma. Questo “scherzo” provocò, peraltro, una certa, pur amichevole, disapprovazione da parte del Grossi, ammiratore come altri Romantici del “patetico” Tasso.

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