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percorso biografico   Home Page > Percorso biografico > 1821-1827 > Il rifacimento


Il rifacimento

fotografia Venuto meno definitivamente il proposito di pubblicare il Fermo e Lucia come testo autonomo e compiuto, Manzoni si dedicò con grande impegno al rifacimento del romanzo, apportando alla “prima minuta” variazioni, anche radicali, di contenuto e di forma. Fu un percorso tormentato, che da una “seconda minuta”,  intitolata Gli sposi promessi, giunse alle ultime correzioni per la Censura. Come poi avrebbe fatto per l’edizione del 1840-42, Manzoni non si trattenne dall’intervenire  anche sulle bozze di stampa, spinto da un’insoddisfazione quasi ossessiva per i risultati raggiunti. Inizialmente egli scrisse le varianti sulla colonna sinistra dei fogli della “prima minuta”, che (come di consueto) erano vergati solo sulla colonna destra. Poi, non essendo più sufficiente la sola colonna per ospitare le modifiche o sostituzioni di grossa mole che veniva apportando al testo originario, egli aggiunse via via nuovi fogli, spesso trasferendo e mescolando quelli vecchi, secondo le necessità del più complesso intreccio. Come per la prima stesura, così anche per il rifacimento Manzoni tenne in gran conto e anzi richiese il giudizio degli amici letterati. Nonostante la collaborazione, il lavoro di riscrittura procedette lentamente. Il primo dei tre tomi del nuovo romanzo (con i capitoli I-XI) fu stampato nell’ottobre del ’24. Più laborioso il rifacimento dei capitoli XII-XXIV compresi nel secondo tomo, stampato nell’ottobre del ’25. La composizione del terzo tomo fu ancora più lenta e problematica, e in quest’ultima fase si intrecciarono ragioni letterarie e ragioni biografiche. Nelle lettere di questi mesi Manzoni parla spesso di un “disincanto” verso il proprio romanzo, che suole definire con termini scherzosamente negativi, come cantafavola, filastrocca, tiritera e simili; e inoltre si capisce che vuole finire e liberarsi da quel gravoso impegno. All’ansia della fine si associano vari sintomi, forse di origine psicosomatica,, che si accentuano, curiosamente, proprio in corrispondenza della lentissima revisione dei capitoli XXXIII-XXXIV, cioè i capitoli di snodo della vicenda, che avviano alla conclusione della storia e ad un romanzesco “lieto fine” del quale l’autore probabilmente non era affatto convinto.

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