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La casa di via del Morone
Il 2 ottobre del 1813 Manzoni acquistò, da un amico dei suoi amici (Grossi, Rossari, Confalonieri) la casa milanese di via del Morone (all’attuale n. 1); dove avrebbe trascorso tutta la lunga sua vita. La famiglia Manzoni, che risiedeva in casa Beccaria, in via Brera, vi si trasferì solo nell’inverno inoltrato, dopo gli indispensabili restauri. Solo cinquant’anni dopo la facciata della casa che dà su piazza Belgioioso assunse il caratteristico rivestimento con gli ornati in cotto che ancor oggi si conserva. Nel suo epistolario lo scrittore ricorda alcuni luoghi particolarmente significativi della sua casa. Nello studio al pianterreno egli poteva “rannicchiarsi” al suo scrittoio, timoroso che l’uscio si aprisse per far entrare qualche seccatore che gli parlava d’affari, e contento se ad affacciarsi fosse uno dei suoi cari amici (magari il Grossi, che viveva in casa Manzoni in due stanzette proprio di fronte allo studio). Nella “sala rossa”, al primo piano, lo scrittore passava con la famiglia tutta la serata, e riceveva gli amici in lunghe conversazioni, che spesso riguardavano il romanzo in preparazione e contribuivano a quel lavoro d’équipe da cui scaturì almeno la prima fase dell’opera. Un’altra zona rituale della casa era il caminetto, un luogo che egli ricorda con nostalgia durante il viaggio in Toscana (“Adesso mo, facciamo conto d’essere sul mio canapè dinanzi al fuoco, o almeno al cammino e chicchirilliamo” (=scherziamo) scriveva in una lettera al Rossari da Genova del 6 agosto 1827-). Il camino era anche il luogo davanti al quale Manzoni poteva esplicare, conversando, tutta la sua arte maniacale di accendere e ravvivare la fiamma, mantenendo una temperatura esagerata perfino d’estate (come racconta Niccolò Tommaseo, che davanti a quel caminetto s’era buscato un solenne raffreddore). Dal 1937 la casa di via del Morone è sede del Centro Nazionale di Studi Manzoniani, che attualmente cura l’imponente edizione nazionale delle opere.
 
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