FERRARA

Ferrara è una delle città padane fra le quali Petrarca si mosse nel suo periodo di maggiore irrequietezza, la seconda metà degli anni Quaranta: come dichiara egli stesso, "vidi tutta quella Gallia Cisalpina, che prima avevo soltanto sfiorato, non come uno straniero ma come un cittadino di molte città: dapprima Verona, poi Parma e Ferrara, infine Padova" (1) (Seniles X 2). Non sono noti i particolari di questi primi contatti con Ferrara, anche se è ragionevole supporre che un eventuale soggiorno sia stato la conseguenza di un invito degli Estensi. Va invece considerata probabilmente fittizia la vicenda della donna ferrarese della quale Petrarca si sarebbe invaghito poco dopo la morte di Laura, vicenda testimoniata dalla corrispondenza poetica con Antonio Beccari.
A Ferrara Petrarca fu costretto a fermarsi un'ultima volta nel 1370, colto da sincope mentre stava recandosi a Roma per conoscere papa Urbano V; in quell'occasione sappiamo che fu assistito dagli Estensi fino a che poté rimettersi in salute e fare ritorno a Padova.

(1) "Cisalpinam hanc Galliam, quam tantummodo prius attigeram, totam vidi non ut advena, sed ut accola urbium multarum: Verone in primis et mox Parme ac Ferarie; demum Patavi".

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