Francesco Nelli, priore della chiesa dei Santi Apostoli, conobbe Petrarca durante la sua sosta a
Firenze nel 1350, di passaggio per
Roma. Quasi subito ebbe inizio fra i due una corrispondenza fitta (quarantaquattro lettere di Petrarca e trenta del Nelli, senza contare quelle andate perdute da entrambe le parti) e particolarmente affettuosa. Il Nelli fu l'unico degli amici fiorentini di Petrarca che non criticò la sua decisione di stabilirsi a
Milano nel 1353. In quanto uomo di chiesa, fu il destinatario di alcune delle lettere più accese del
Sine nomine liber; e quando poi, nel 1357, dovette soggiornare ad
Avignone, la descrisse in termini simili a quelli petrarcheschi. Avendo conosciuto lì il figlio di Petrarca,
Giovanni, ne riportò un'impressione non negativa e cercò di riconciliarlo con un padre forse troppo esigente ("Non volere, ti prego, che egli sia un vecchio mentre si trova ancora nell'adolescenza" (1) ). Petrarca, analogamente a quanto aveva fatto con
Socrate e Lelio, gli diede il soprannome di Simonide (perché, come Simonide di Ceo, era sia sacerdote sia poeta; ma nulla ci è rimasto della sua produzione in versi) e volle dedicargli la raccolta delle
Seniles; ma il Nelli, che nel 1361 si era trasferito a Napoli per prestare servizio presso
Niccolò Acciaiuoli, morì poco dopo, nel 1363.
(1) "Non velis oro ipsum ab ipsa pueritia natum senem".