GENOVA

Petrarca vide Genova per la prima volta da bambino, nel 1312, nel corso del suo viaggio verso la Provenza; è possibile che ci sia transitato anche in seguito, durante qualcuno dei suoi spostamenti fra Italia e Francia, ma non abbiamo documenti di un suo passaggio anteriore al novembre 1347, quando vi sostò alcuni giorni durante i quali scrisse l'ultima lettera a Cola di Rienzo (Familiares VII 7) e acquistò il manoscritto con le opere di Orazio attualmente custodito nella Biblioteca Laurenziana. I successivi contatti furono indiretti: gli scambi epistolari con l'amico d'infanzia Guido Sette, divenuto arcidiacono e poi arcivescovo della città, con Marco Portonario (Familiares III 12; XVII 9; XX 4) e con Bartolomeo di Iacopo (Familiares XXI 4); le esortazioni speculari rivolte nel 1351 al doge di Venezia Andrea Dandolo (Familiares XI 8) e nel 1352 al doge e al Consiglio di Genova (Familiares XIV 5) per convincere i reggitori delle due città rivali a concludere la pace; l'incitamento di segno contrario, sempre al doge e al Consiglio di Genova, per spingerli a combattere gli Aragonesi (Familiares XIV 6); il ricevimento a Milano degli ambasciatori genovesi venuti nel 1353 ad offrire la città, da poco sconfitta, ai Visconti e la conseguente missione a Venezia nel 1354 per trattare le condizioni di pace. Petrarca rese omaggio a Genova e al suo litorale nell'Itinerarium, descrivendola come una città "superba per la popolazione e per le mura, che l'aspetto stesso dichiara signora del mare" (1) .

(1) "virisque et menibus superbam, quam dominam maris aspectus ipse pronunciat".

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