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percorso biografico   Home Page > Percorso biografico > Le missioni e gli incarichi > Padova

Padova

fotografia I rapporti diretti con questa città riguardano la seconda fase della biografia cortigiana dell’Ariosto. Ludovico vi si reca più volte per accompagnare il duca Alfonso I d’Este, a partire dal 1518, e qui ha frequenti incontri con l’amico Pietro Bembo. Inoltre, presso l’Università di Padova, dal 1531, compie gli studi giuridici il figlio prediletto Virginio, seguito con attenzione dal padre che gli fa visita più volte. La città di Padova, come fonte di dottrina e di paideia, compare anche nella Satira VI, diretta al Bembo con l’esplicita richiesta di trovare un buon umanista per il figlio Virginio, allora quindicenne: "s’in Padova o in Vinegia è alcun buon greco, / buono in scïenzia e più in costumi, il quale / voglia insegnarli, e in casa tener seco" (vv. 13-15). Nel settembre del 1531 Ludovico cade ammalato ai Bagni d’Abano, dove era in missione, e viene trasportato a Padova in casa di Guasparro Obizi dove è curato con grande cura. Molto forti sono i legami culturali con Padova, dovuti all’attività teatrale di Ludovico come direttore di scena estense: per il carnevale del 1532 dirige a Ferrara sia le recite della sua Lena che quelle di una imprecisata commedia ruzantiana, messa in scena da una compagnia di teatranti padovani. Il caso non è isolato poiché risultano molto intensi i contatti tra Ludovico e il mondo del teatro patavino ruotante attorno al Ruzante. Padova non è una corte rinascimentale autonoma come Ferrara o Mantova poiché, pur avendo una vivace vita culturale e pur attraendo artisti e intellettuali (orbitanti intorno alla prestigiosa Università), è sottomessa al governo della Repubblica veneziana ed è legata alla sorte dello stato lagunare, impegnato ad inizio Cinquecento nella durissima lotta contro la Lega di Cambrai. Proprio nella fase più acuta nella lotta antiveneziana, nel 1509, Padova subisce inutilmente l’occupazione delle truppe della Lega, seguita dall’esterno dall’Ariosto, nel suo ruolo di cortigiano presso Ippolito d’Este.

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