Alessandro ManzoniManzoni
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percorso biografico   Home Page > Percorso biografico > 1827-1842 > Manzoni editore


Manzoni editore

fotografia I vari lutti familiari avevano impedito al Manzoni di porre mano alla già progettata ristampa del romanzo, con un testo rivisto linguisticamente sull’uso fiorentino. Il secondo matrimonio (con una moglie particolarmente sollecita della gloria letteraria del marito) portò quella fase di relativa tranquillità familiare propizia alla realizzazione del progetto. La prima novità dell’impresa stava nel fatto che Manzoni, questa volta, si fece editore in proprio, confortato in ciò anche dalla moglie e dall’amico Grossi, i quali prevedevano sostanziosi guadagni dalla vendita del libro (previsione rivelatasi poi fallace). La seconda novità fu che lo scrittore decise di pubblicare i Promessi Sposi in edizione illustrata. Con questa scelta Manzoni pensava di contrastare la piaga diffusa della contraffazione libraria, cioè delle stampe non autorizzate del romanzo (quello edito da Ferrario nel 1827) che i librai milanesi, pressati dalle richieste del pubblico, introducevano in Lombardia e, in mancanza di una tutela dei diritti d’autore, vendevano tranquillamente insieme alle copie legali. Come lo scrittore spiegava minutamente in una lettera a Giacomo Beccaria, cugino della madre, l’edizione “a vignette” del romanzo, unita alla vendita a dispense, avrebbe impedito la contraffazione, perché nessuno stampatore illegale avrebbe avuto la capacità tecnica e il tempo di imitare l’originale. E’ possibile che una prima riflessione sul problema delle stampe non autorizzate e dei metodi per combatterle fosse nata in Manzoni dall’incontro con lo scrittore francese Honoré de Balzac, che gli fece visita nel marzo del 1837 e che era molto impegnato nella difesa dei diritti d’autore e diede vita nel 1838 alla prima associazione degli scrittori. Manzoni si mosse dunque secondo un piano preciso. Dapprima pensò di far illustrare il testo dal famoso Francesco Hayez, che però declinò l’invito. Si rivolse poi al pittore francese Boulanger, e infine la scelta cadde sul giovane pittore torinese Francesco Gonin. Concluse poi il contratto con l’incisore, il milanese Giuseppe Sacchi (che aveva con sé incisori francesi e inglesi), e con gli stampatori Guglielmini e Redaelli, pure di Milano.

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