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Percorso tematico > Gli autori del Manzoni > Laurence Sterne
Laurence Sterne
Nato in Irlanda nel 1713 e morto a Londra nel 1768, Laurence Sterne arrivò alla scrittura letteraria relativamente tardi. Iniziò a scrivere il suo capolavoro, La vita e le opinioni di Tristram Shandy gentiluomo 1759 e lo terminò nel 1767. Fra il 1762 e il 1767, per gravi motivi di salute, soggiornò in Francia e in Italia con la moglie e la figlia, e da questa esperienza nacque il Viaggio sentimentale attraverso la Francia e l’Italia (1768), che fu ammirato e tradotto in italiano da Ugo Foscolo. Il Tristram Shandy si presenta nel titolo come una seria autobiografia, ma esso si rivela subito una parodia del genere autobiografico allora di moda (col romanzo epistolare): il protagonista di cui si dovrebbero raccontare vita e opinioni nasce solo verso la metà del libro e alla fine è ancora un bambino. Ma è anche una parodia dei genere romanzesco e dei meccanismi di finzione e di illusione che lo caratterizzano. Egli scrive una specie di “antiromanzo”, dove quello che dovrebbe essere l’argomento principale e attraente diviene secondario e poco interessante, e dove il racconto è interrotto continuamente da digressioni e riflessioni dell’autore che si mette a dialogare con il lettore. La tecnica della digressione è uno dei procedimenti narrativi più adottati dal Manzoni nei Promessi Sposi. Alla digressione, cioè all’allontanamento temporaneo dalla storia principale, sono affidate, nel romanzo, le biografie di Gertrude, la monaca di Monza, di padre Cristoforo, del cardinal Borromeo. Nel Fermo e Lucia le digressioni sulla monaca e sul Conte del Sagrato (il futuro Innominato) erano quasi dei brevi romanzi nel romanzo. Tipicamente sterniano è il tono assai spesso ironico col quale Manzoni, lungo tutto il proprio testo, intesse un colloquio continuo col lettore, invitandolo a riflettere sulla storia narrata e sui meccanismi della narrazione, e persino a dubitare di quel che gli viene raccontato. Nella prima minuta del romanzo questa attitudine “digressiva” era più accentuata, mentre nella redazione definitiva essa si manifesta in modo più discreto e calibrato.
 
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