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Percorso testuale   Home Page > Percorso testuale > Le opere in latino > Le Epistole: tradizione manoscritta e problemi attributivi

Le Epistole: tradizione manoscritta e problemi attributivi

fotografia La tradizione manoscritta delle tredici epistole pervenute è assai ridotta. Con l’eccezione della XIII, le altre lettere sono monotestimoniate o affidate, come per la V e la VII, rispettivamente a due e a quattro manoscritti. In particolare la III, XI e XII sono contenute in un manoscritto autografo di Giovanni Boccaccio, il Laur. XXIX 8, noto come Zibaldone Laurenziano; tutte le altre in un codice tardotrecentesco, l’attuale Vaticano Palatino 1729, realizzato, nell’ambiente di Coluccio Salutati da un certo ser Francesco di ser Jacopo Piendibeni da Montepulciano. L’Epistola a Cangrande sopravvive invece in nove testimoni, di cui tre, quattrocenteschi, riportano solo la sezione nuncupativa, con la dedica Cangrande, mentre altri sei, databili tra la metà del XVI e gli inizi del XVII secolo, contengono l’intero testo della lettera, che fu però nota agli antichi commentatori del poema e che è esplicitamente citata come dantesca già da Andrea Lancia alla metà del Trecento[1]. Sulla base di questa segnalazione, emersa solo di recente, vengono dunque fortemente ridimensionati i dubbi avanzati da molti sulla eventuale apocrifia, totale o parziale (con esclusione cioè dei primi 12 o 13 paragrafi relativi alla dedica), di questo testo.

Esclusa, invece, dal canone dantesco per alcuni anacronismi, è la cosiddetta epistola a Guido da Polenta, sulla presunta ambasceria veneziana del 1314, che è però pervenuta, solo volgarizzata, in un’ampia tradizione manoscritta cinquecentesca e in una stampa dell’inaffidabile Anton Francesco Doni. Altre epistole, sicuramente dantesche, sono invece andate irrimediabilmente perdute e ne resta traccia solo nelle testimonianze di Giovanni Villani, Flavio Biondo e Leonardo Bruni, che ebbe certamente accesso a lettere autografe di Dante, di cui descrive la grafia: “era la sua lettera magra e lunga e molto corretta”[2].

Le Epistole si leggono, in attesa del testo dell’Edizione Nazionale delle Opere di Dante, ancora nell’edizione del 1921 curata da Ermenegildo Pistelli; solo dell’Epistola XIII è stata recentemente offerta un’edizione critica curata da Enzo Cecchini (Firenze, Giunti, 1995).

[1] L. Azzetta, Le chiose alla ‘Commedia’ di Andrea Lancia, l’Epistola a Cangrande e altre questioni dantesche, in “L’Alighieri”, XLIV 2003, pp. 5-76.

[2] L. Bruni, Vita di Dante, in Opere letterarie e politiche, a cura di P. Viti, Torino, UTET, 1996, p. 548.

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