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Percorso testuale > Scritti autobiografici > La lettera apologetica
La lettera apologetica
Lo scritto era destinato a essere pubblicato come premessa all’edizione della Commedia di Dante che Foscolo intendeva approntare nel 1824 per l’editore Pickering e che non fu mai portata a termine; la dedica “Agli editori padovani della Divina Commedia” doveva servire a giustificare la collocazione arbitraria in quella sede dello scritto che presentava contenuti politici e autobiografici poco coerenti con l’edizione dantesca. Il testo della Lettera apologetica, già in bozze ma incompiuto, fu poi ritrovato da Giuseppe Mazzini nel 1840, quando, esule a Londra, si rivolse all’editore Pickering per completare la sua ricerca di inediti foscoliani; il testo fu stampato nell’edizione foscoliana di Scritti politici inediti raccolti a documentarne la vita e i tempi, curata da Mazzini e pubblicata a Lugano nel 1844.
Composta meno di due anni prima della morte dell’autore, essa è un testamento politico e intellettuale con il quale Foscolo intendeva difendersi dalle accuse che gli erano state mosse dai letterati milanesi, offrendo allo stesso tempo una sua interpretazione del quadro politico e dei profondi cambiamenti degli ultimi anni. In una prosa enfatica e discontinua, con una continua alternanza tra modalità narrative, meditative e polemiche, Foscolo rievoca l’ultimo periodo di permanenza in Italia e soprattutto i fatti controversi intercorsi tra il tragico 1814 e il momento della partenza da Milano dell’autore nel 1815. Egli mira a costruire un autoritratto apologetico, ponendosi come un eroe plutarchesco mosso da sentimenti puri e assoluti, ingiustamente perseguitato dai letterati italiani corrotti e asserviti al potere. Partendo da una concezione della politica che nel distacco dell’esilio aveva assunto connotati di forte individualismo, Foscolo ribadiva la sua libertà intellettuale e la fedeltà agli ideali patriottici, e contestava, come già nell’Orazione pavese, ogni ipotesi di mercificazione della letteratura e di asservimento del letterato al potere.
 
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