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percorso biografico   Home Page > Percorso biografico > 1842-1873 > Manzoni senatore


Manzoni senatore                               

fotografia Nel febbraio del 1860 Vittorio Emanuele II, re di Sardegna, conferì al Manzoni la nomina di senatore, che giunse allo scrittore accompagnata da una lettera di Camillo Cavour, ministro dell’Interno. Manzoni ricevette anche una carta di libera circolazione nelle ferrovie, che usò poche volte e di certo quando si recò a Torino  per pronunciare il suo giuramento e quando vi tornò nel febbraio del 1861 per dare il proprio voto favorevole alla legge che conferiva a Vittorio Emanuele il titolo di re d’Italia.  Per i suoi meriti gli fu assegnata, insieme all’onorificenza del “Gran Cordone mauriziano,” una pensione di Stato. Nel marzo del 1862 ricevette in casa la visita di Garibaldi. Nell’agosto del 1861 morì la seconda moglie, Teresa, e per stare accanto al padre, rimasto solo nella casa di via del Morone, il figlio Pietro vi si trasferì con la famiglia. In quel periodo furono fatti i lavori di restauro della casa, che portarono al rifacimento della facciata sulla piazza Belgioioso, quale oggi si ammira. Manzoni, che era stato nominato presidente onorario dell’Istituto Lombardo e socio onorario del Pio Istituto Tipografico di Milano, proseguiva in quegli anni la sua attività di studioso, impegnandosi in un progetto di analisi comparata di due momenti storici cruciali per l’Europa e per l’Italia, quello della rivoluzione francese e quello della rivoluzione italiana del 1859. Nel 1870, finita la ristampa delle Opere varie, il tipografo si accorse che per errore era stata stampata due volte la lettera al Boccardo (nella quale lo scrittore affrontava, nel 1860, una questione di “cosiddetta proprietà letteraria”). Allora Manzoni, per sostituire quel testo,  si decise a pubblicare la lettera Sul Romanticismo, scritta e poi messa da parte nel lontano 1823. Negli anni Sessanta Manzoni fu poi particolarmente impegnato a portare a soluzione teorica e legislativa la secolare questione della lingua unitaria italiana, facendo tesoro anche di quell’“eterno lavoro” linguistico che gli era costato un trentennio di studi.

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