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percorso biografico   Home Page > Percorso biografico > 1842-1873 > Il Quarantotto


Il Quarantotto                                             

fotografia Gli eventi straordinari del 1848, con le celebri “cinque giornate” (18-22 marzo) toccarono direttamente il Manzoni nei suoi affetti più cari. Filippo, il solo dei figli che vivesse ancora con i genitori, partecipò fin dalle prime ore alla rivolta milanese, combattendo sui tetti di vicolo San Dalmazio, e per questo suo impegno ricevette dal padre commosse parole di incoraggiamento. Fu però arrestato dagli austriaci e imprigionato in Castello. Dopo tre giorni fu portato via come ostaggio al seguito delle truppe austriache in fuga, ma fu poi liberato, anche per l’interessamento di Niccolò Tommaseo, grazie a uno scambio di prigionieri. Il quinto giorno dell’insurrezione un folto gruppo di cittadini, radunatosi sotto la casa del Manzoni, volle esprimere la sua solidarietà allo scrittore e gli chiese anche di comporre dei versi per quanto stava accadendo. Manzoni decise allora di render pubblici due componimenti rimasti ancora inediti, il Proclama di Rimini e Marzo 1821, due testi che ben potevano celebrare gli eroici moti risorgimentali. Manzoni contribuì a sostenere l’insurrezione con l’invio di generi di prima necessità e firmò l’appello al re sabaudo Carlo Alberto affinché venisse in aiuto degli insorti milanesi. Tuttavia lo scrittore non si espose mai in prima persona nel dibattito politico e ideologico che animava i diversi schieramenti del movimento per l’indipendenza e l’unità nazionali. I suoi orientamenti politici, strettamente connessi con le sue convinzioni etico-religiose, emergono indirettamente dal carteggio col Rosmini e vengono manifestati esplicitamente solo nei suoi ultimi studi storiografici. Manzoni era contrario alla soluzione federalista della questione nazionale (avanzata da Gioberti e poi da Rosmini) che prevedeva una confederazione di Stati riunita sotto l’egida del papa e dello Stato pontificio. Manzoni, che come senatore del nuovo regno d’Italia votò anche lui per Roma capitale, era invece favorevole ad uno Stato unitario e laico.

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