De laudibus Sophiae ad Herculem Ferrariae ducem II
E’ un carme frammentario in esametri latini destinato probabilmente nel 1495 all’inaugurazione delle lezioni dello Studio di Ferrara. L’origine della Sapienza viene collocata nell’antico Egitto, dove Giove fa adunare a banchetto gli dei, in un contesto culturale riconducibile al neoplatonismo e all’ermetismo. Ariosto propone un legame tra l’antica sapienza egiziana e la sapienza ebraica della quale evidenzia la forza fondante della civiltà. Il componimento è caratterizzato dall’aspirazione ad un sapere totalizzante e ben perimetrato. Il De laudibus evidenzia l’interesse del giovane Ariosto per temi e motivi filosofici di impianto neoplatonico ed ermetico che da Firenze si erano andati diffondendo anche in area ferrarese con esiti di vario tipo. Sebbene sia improprio parlare di filiazione neo-platonica dell’Ariosto alla luce di questo carme, va in ogni caso sottolineata la presenza di interessi non unicamente letterari nell’Ariosto latino. L’uso ambizioso della poesia come mezzo di interpretazione mitologica del sapere si iscrive in un’ottica interna all’umanesimo cortigiano, che prevede un’esaltazione della politica di Ercole I d’Este secondo moduli stereotipati. Il carme rivela la duttilità e la sensibilità del giovane Ludovico, non impegnato unicamente in esercitazioni in lingua latina sui modelli di Ovidio, Virgilio e Catullo, pure presenti nel carme. Non vi è solo una centralità del modello elegiaco nella poesia latina ariostesca ma anche una spiccata propensione alla scrittura poetica occasionale, sia privata (come dimostrano carmi augurali ed epicedi), sia pubblica come rivela il De laudibus.