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Percorso testuale > Epistolario > Il carteggio col Rosmini
Il carteggio col Rosmini
Il carteggio fra Manzoni e Rosmini offre un’intensa testimonianza di quel “duplice vertice sublime di unica fiamma” di cui parlava il Fogazzaro definendo, in un’epigrafe del 1905, l’amicizia fra lo scrittore e il sacerdote e filosofo roveretano. Il carteggio consente, al di là della retorica “risorgimentale” che circondò quel sodalizio e anche della inevitabile retorica sulla consonanza di idee religiose che attirò reciprocamente le anime dei due grandi uomini, di chiarire meglio le ragioni e i contenuti di quell’amicizia, iniziata nel 1826 e durata fino alla morte del Rosmini, nel luglio del 1855. In particolare, le 27 missive di Manzoni e le 40 di Rosmini non solo confermano la già nota influenza rosminiana sul Manzoni, dandone anzi ulteriori motivazioni, ma gettano luce anche sull’influenza che Manzoni esercitò sul Rosmini e che costituisce un aspetto inedito di quel celebrato rapporto intellettuale: nel quale fu in principio il giovane sacerdote ad avvicinarsi all’affermato scrittore, e poi, con uno scambio di ruoli, fu Manzoni ad avvertire la necessità di imparare dal Rosmini. Evidente è la matrice rosminiana del dialogo Dell’Invenzione, che rappresenta il punto d’arrivo della meditazione manzoniana intorno al problema della verità. Meno evidenti sono invece i mutamenti o le correzioni che il pensiero del filosofo subisce grazie al serrato dialogo (epistolare o nelle passeggiate sul lago Maggiore) col Manzoni. Già sul piano della filosofia pura furono i dubbi espressi dal Manzoni circa l’origine dell’idea dell’essere o sull’origine del linguaggio ad impegnare il Rosmini in un lavoro di approfondimento e chiarificazione del proprio sistema teoretico. Manzoni intervenne poi ad attenuare certe tesi apertamente giansenistiche e antigesuitiche del Rosmini (pur condividendo con l’amico il rigorismo intellettuale e morale in materia di fede e di pratica cristiana propri del giansenismo). Persino sul piano della “questione della lingua” il Rosmini, in origine classicista e purista, fu attratto, anche se non completamente, dalla soluzione fiorentinistica adottata dal Manzoni nei Promessi Sposi, libro da lui ammiratissimo.
 
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