|
 |
Home Page >
Percorso tematico > Gli autori > Agostino e i padri della Chiesa
Agostino e i padri della Chiesa
Dalle lettere dell’estate del 1586 si intende che il Tasso uscito da Sant’Anna aveva il desiderio di avviare una vasta serie di letture teologiche, con l’obiettivo di arricchire di dottrina sacra le sue opere, a partire dalla Gerusalemme. Si registrano richieste dei libri di San Tommaso e Gregorio Magno, di Gregorio di Nazianzo e Filone Ebreo, e soprattutto, con insistenza, di un’edizione delle opere di Sant’Agostino (una stampa edita a Ginevra nel 1555) che il poeta aveva prestato al bergamasco Giovan Battista Licino. L’esemplare tassiano è ora conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e presenta fittissime annotazioni: il Tasso, appena recuperatolo nelle prime settimane del 1587, lo impiegò nell’ultima revisione del Messaggiero, quindi soprattutto nella costruzione di alcuni passaggi della Gerusalemme Conquistata e del Giudicio, quando le posizioni agostiniane divennero cruciali per risolvere il problema della distinzione tra vero, finto e falso. L’Epitome delle opere agostiniane entrò poi, insieme a Basilio e Ambrogio, insieme alle opere di San Tommaso, nel bagaglio delle letture che presiedono al Mondo creato, puntualmente riflesse nelle postille di rimando del manoscritto della Biblioteca Palatina di Parma.
 
|
|
 |
 |
 |
 |
    |