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Epistolografia

Il corpus delle lettere dell’Ariosto, quasi completamente sconosciuto fino ai ritrovamenti degli studiosi di secondo Ottocento culminati nell’edizione Cappelli nel 1887, è rappresentato da 214 missive, databili tra il 1509 e il 1532, tranne l’epistola latina al Manuzio del 1498, contenente una richiesta di libri di Marsilio Ficino, e una breve commendatizia del 1505, redatta a nome del cardinale Ippolito d’Este. Determinante è stata la sistemazione delle lettere nell’edizione di Angelo Stella del 1965. La maggior parte delle missive risale al periodo del commissariato ducale della Garfagnana e sono inviate prevalentemente al duca Alfonso o ai governanti di Lucca. Vi è poi un nucleo risalente al periodo 1509-1510 e un’altra quota di lettere relativa agli anni finali della biografia ariostesca (1531-1532).Vi sono infine poche lettere estravaganti, tendenzialmente riconducibili al decennio tra il 1520 e il 1530. L’Epistolario comprende sia missive di carattere colloquiale e privato, sia missive di carattere pubblico. In particolare le lettere del periodo della Garfagnana sono modellate sui repertori tecnico-stilistici del linguaggio cancelleresco e denotano l’abilità diplomatica e la consapevolezza del proprio ruolo da parte di Ludovico. Ma rivelano anche una particolare attitudine all’analisi dei comportamenti umani. Le lettere del periodo 1509-1516, in special modo quelle indirizzate al cardinale Ippolito, dimostrano uno spirito di osservazione vivo e indipendente, molto attento ai dati economici e sociali della realtà. La prosa delle lettere è stilisticamente scarna ed asciutta ed alterna descrizioni ‘pratiche’ e concrete a passaggi più umorali, con scatti ironici e autoironici. Da un certo punto di visita le lettere sono una testimonianza da giustapporre a quella delle Satire per la ricostruzione ‘da vicino’ del ruolo di cortigiano svolto da Ludovico. Memorabile la lettera a Ludovico Gonzaga, principe di Gazzolo e di Sabbioneta, nella quale viene raccontata la fuga del duca Alfonso e dello stesso Ludovico di fronte ad un furibondo Giulio II, che aveva ricevuto il duca a Roma nel 1512.

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