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percorso biografico   Home Page > Percorso biografico > Testimone della storia > Roma

Roma

fotografia Nella città pontificia l’Ariosto si reca numerose volte sia durante il pontificato di Giulio II [1503-1513], sia durante quello di Leone X [1513-1521]. Ma è con il secondo papa che intrattiene rapporti personali, instaurati prima dell’elezione di Giovanni de’Medici al soglio pontificio. Durante il regno di Giulio II Ludovico, dopo alcune missioni minori, si trova a Roma nel luglio e nel dicembre 1509, nel maggio 1510 e ben due volte, con una sosta a Firenze, nell’agosto 1510. In queste ambascerie per conto del cardinale Ippolito Ludovico si adopera in difficili mediazioni con il Papa, contrario alle posizioni degli Estensi. Dopo l’elezione di Giovanni de’ Medici (marzo 1513) Ludovico si reca a Roma con gli ambasciatori ferraresi per congratularsi con il nuovo papa, con la speranza di ricavare qualche buon incarico. Ma ottiene solo la garanzia di poter succedere al beneficio della parrocchia di Sant’Agata sul Santerno, alla morte del titolare della carica, l’arciprete Giovanni Fusari, amico di famiglia. Ludovico si reca di nuovo a Roma, tra il giugno e il luglio del 1517, per ottenere i proventi della cancelleria vescovile di Ferrara e di parte di quella di Milano. Un nuovo viaggio a Roma avviene nel dicembre 1517, per questioni relative al beneficio di Sant’Agata, tema affrontato nella Satira II. In Vaticano, il 6 marzo 1519, viene rappresentata la commedia I Suppositi. Nel febbraio 1520 è di nuovo a Roma per ottenere la legittimazione del figlio Virginio e per chiedere al Papa di intervenire nelle questioni giudiziarie che lo riguardano. Compie ulteriori viaggi nella città papale nel novembre 1520, quando affronta questioni relative ai suoi beneficî, e nell’aprile 1521 per risolvere alcune pratiche relative al fratello Galasso. Ludovico rifiuta nel 1524 l’incarico di ambasciatore ufficiale del duca Alfonso I a Roma, che pure gli avrebbe consentito una presenza diretta nella città pontificia dove ormai la sua presenza era in qualche modo radicata. Forse è di passaggio a Roma un’ultima volta nel 1531.

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