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Percorso testuale   Home Page > Percorso testuale > Scritti linguistici > Manzoni postillatore di libri

Manzoni postillatore di libri

fotografia Le postille, cioè le annotazioni, che uno scrittore fa ai libri che ha letto o consultato possono essere un indizio di notevole valore per seguire l’itinerario della sua educazione letteraria e per cogliere momenti particolari della sua riflessione. Il caso di Manzoni è veramente esemplare. Nella ricca biblioteca della sua casa, in via del Morone, si conservano numerosi esemplari di testi con annotazioni autografe. Sono testi di vario argomento, dalla filosofia alla storia, alla letteratura, ai lessici e vocabolari. Seguendo, ad esempio, la lunga trama di postille ai libri di filosofia si può avere una mappa dell’ininterrotta e approfondita riflessione manzoniana sugli autori che costituiscono i fondamenti del suo pensiero, dai filosofi e moralisti secenteschi (come i pensatori giansenisti di Port-Royal) agli Illuministi, ai Romantici. Ma di rilievo assoluto è tutto quel foltissimo corredo di postille di cui lo scrittore riempì i sette volumi del Vocabolario della  Crusca nell’edizione veronese del 1806. Quei volumi sono postillati dappertutto, quasi in ogni spazio disponibile dei fogli, persino negli interstizi bianchi fra le due colonne di ogni pagina. Lo stesso Manzoni diceva scherzosamente che quel suo vocabolario, spogliato e rispogliato, a causa delle annotazioni “era conciato in modo da non lasciarlo vedere”. Le postille al vocabolario della Crusca, il più importante vocabolario della lingua toscana (e dunque “italiana”) di quel tempo, costituiscono una fase del lunghissimo e tormentato studio sulla lingua italiana. Ma esse sono importanti soprattutto perché ci introducono nell’officina del romanzo e in particolare nel lavoro di revisione linguistica che seguì alla stesura della “prima minuta” dell’opera, il Fermo e Lucia. Postillando minuziosamente i singoli vocaboli, Manzoni cercava le parole e le locuzioni toscane più idonee a sostituire le forme linguistiche poco omogenee (fatte di lombardismi, francesismi, latinismi) che affollavano il suo abbozzo.

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