Le donne del cortegiano
I fili che legano la realtà biografica con un’opera letteraria non sono mai diretti e rettilinei. Tuttavia è importante osservare che il terzo libro del Cortegiano, in cui Castiglione si impegna a celebrare le prerogative energiche e nobilitanti della natura femminile, presuppone naturalmente le esperienze del suo autore. Dietro il profilo della perfetta donna di palazzo, come viene disegnato dell’opera, si avverte, in controluce, la presenza di almeno tre donne reali, fra le molte che Baldassarre, nella sua vita, ha avuto l’occasione di conoscere e frequentare: la madre, Aloisia Gonzaga; la duchessa di Urbino, Elisabetta Gonzaga, a cui è legato da un sentimento di intensa affezione; e infine Ippolita Torelli, la moglie, protagonista di una esperienza matrimoniale, tanto amaramente fugace, quanto, a dispetto della brevità, luminosamente felice.
Si possono citare, per rapido riscontro, alcuni documenti. In una lettera del novembre 1504 la madre è presentata come termine di riferimento unico e costante, per ogni pensiero e per ogni affetto; in una missiva a Ippolita, da Roma, il 31 agosto 1519, Baldassarre si esprime in questi termini: “Se voi stesti, consorte mia cara, dieceotto giorni che non havestive mie littere, io in quel tempo non steti mai quattro hore che non pensasse di voi. [...] Serebbe bono ch’io volesse che voi anchor vi facesti dire al Papa quanto io amo voi: che certo tutta Roma lo sa, di sorte che ognuno mi dice ch’io sto disperato e di mala voglia, perché non sono con voi, et io non ge lo niego” (B. Castiglione, Le lettere, a c. di G. La Rocca, I, Milano 1978, 484). Di diverso tenore ma identico significato sono i versi che Castiglione compone a Londra, al tempo della sua missione presso la corte di Enrico VII, pensando alla duchessa lontana: “Ecco la bella fronte e ’l dolce nodo, / gli occhi e i labbri formati in Paradiso, / e ’l mento dolcemente in sé diviso, / per man d’Amor composto in dolce modo” (B. Castiglione, Il libro del Cortegiano con una scelta delle opere minori, a cura di B. Maier, Torino 1981, 602-603). Questi testi valgono per minimo riscontro di una sincerità d’affetti e di una profonda corresponsione tipiche di chi, come Baldassarre, in tre donne ha trovato le interlocutrici privilegiate di tutta la sua esistenza.

