La biblioteca di Castiglione
Castiglione muore a Toledo l’8 febbraio 1529. Pochi mesi più tardi, il 25 giugno, il notaio Giovan Bartolomeo Sanpaolo, secondo le istruzioni della madre di Baldassarre, Aloisia Gonzaga, compila l’inventario dei beni che il defunto ha lasciato nella sua casa mantovana, l’elegante palazzo in Contrada Montenegro, e nelle due residenze di famiglia, a Casatico e a Pelaloco. Tale inventario comprende un fascicolo appositamente riservato alla descrizione e catalogazione dei libri che Castiglione, alla fine del 1524, poco prima di partire per la Spagna, teneva presso la sua abitazione. Si tratta di un elenco di 144 libri, a cui si aggiungono i quaranta volumi che Baldassarre ha con sé a Toledo, al momento della morte, e che vengono descritti dallo stesso notaio, il 4 febbraio 1530, all’indomani del loro rientro in Italia.
Questi due elenchi sono lo specchio della biblioteca privata di Castiglione. Una parte considerevole di essa è occupata dalla collezione degli autori classici (con Cicerone in posizione di assoluto spicco), a fianco dei quali stanno gli scrittori umanisti del XV secolo: Giovanni Pontano, Flavio Biondo, Ermolao Barbaro, Angelo Poliziano, Lorenzo Valla e altri. La presenza di opere in greco (da Senofonte al Nuovo Testamento) conferma la competenza che Baldassarre possiede in questo ambito, per effetto degli studi giovanili compiuti alla scuola di Demetrio Calcondila. Di notevole interesse è anche l’esistenza, tra i libri di Castiglione, di alcune opere di Erasmo da Rotterdam: l’Institutio principis christiani, la Spongia adversus aspergines Hutteni, la Paraphrasis in quatuor evangelia et acta apostolorum, la Paraphrasis in evangelium Lucae e la sua traduzione del Nuovo Testamento.
La cultura di Castiglione, per quanto riflesso nei due elenchi, è ancorata agli autori classici ma con puntuali aperture in direzione dei moderni. Non a caso, ancora in Spagna, durante il periodo burrascoso della nunziatura, Baldassarre cerca di tenersi aggiornato sulle novità della scena letteraria italiana, come dimostra l’epistola del 14 marzo 1525, in cui, da Madrid, egli chiede che gli siano spedite le opere di Firenzuola (Discacciamento), Trissino (Castellano), Bembo (Prose della volgar lingua), Leone Ebreo (Dialoghi d’amore).

